Quali sono i gruppi sanguigni?

I gruppi sanguigni sono caratterizzati in base alla presenza di specifiche proteine sulla superficie dei globuli rossi, la cui comparsa è di natura genetica. Di conseguenza, essi non possono variare nel corso della vita e sono di fondamentale importanza in tutte quelle situazioni in cui vengono effettuate trasfusioni o specifiche manovre in ambito medico, così da evitare il rischio di rigetto. L’esistenza della classificazione dei gruppi sanguigni per come la conosciamo oggi si deve a Karl Landsteiner che, nel 1901, individuò il sistema AB0 (ABzero). Le ricerche seguenti misero in luce la presenza di fattori concorrenziali che distinguono i diversi tipi di sangue (Rh) – derivante da Rhesus, il macaco in cui è stato caratterizzato – che agevolano l’analisi della compatibilità fra soggetti che presentano proteine ematiche differenti.

In questo articolo, di conseguenza, abbiamo deciso di aprire una breve panoramica illustrativa in merito alle caratteristiche principali della suddivisione sanguigna fra gli individui, così da analizzare in che modo è possibile studiare i gruppi sanguigni e la loro applicazione in ambito medico. Gli importanti sforzi compiuti dalle persone interessate alla donazione regolare, infatti, permettono di contare in maniera crescente su materiale prezioso usato in ambito medico al fine di aiutare pazienti che hanno bisogno di un aiuto concreto. L’impegno dei professionisti del settore, dunque, passa attraverso la volontà di informare i soggetti sull’effettiva natura del sangue e dei suoi gruppi di riferimento: ecco cosa tenere a mente per essere un donatore consapevole!

Gruppo sanguigno: i principali metodi di classificazione

La classificazione iniziale si basa sulla presenza o sull’assenza delle proteine antigeniche A e B. Di cosa si tratta nello specifico? In altre parole, per determinare la natura di un dato gruppo sanguigno basta seguire il seguente metodo scientificamente usato da tutti i dipartimenti medici del mondo: se su un globulo rosso vi è la proteina A si ha il gruppo A, se è presente quella della proteina B il gruppo B, mentre con la compresenza sia di A che di B si parla gruppo AB e se non c’è nessuna proteina si ha il gruppo 0.

Sebbene la Società Internazionale delle Trasfusioni di Sangue riconosce ad oggi 30 diversi sistemi di classificazione dei gruppi sanguigni, la maggior parte degli antigeni secondari – che sono collocati nella parte più superficiale dei globuli rossi – non determinano un cambiamento del gruppo di riferimento studiato inizialmente da K. Landsteiner. Fra le varie metodiche di classificazione che sono meno conosciute e impiegate, ricordiamo: il sistema MNS, il sistema Kell e il sistema Lewis, i quali si differenziano per essere positivi o negativi per ogni modello di gruppo sanguigno che rientra nella lista ufficiale e riconosciuta.

Gruppo sanguigno: Rh e compatibilità

Classificazione gruppi sanguigni
Compatibilità fra gruppi sanguigni

Abbiamo già detto quanto ogni gruppo gruppo possa essere Rh positivo o Rh negativo, a seconda della presenza dell’antigene Rh D, una proteina che complica ulteriormente la classificazione AB0 che concerne il la tipologia ematica di qualsiasi individuo.
La sotto-classificazione dei gruppi sanguigni, dunque, può essere riassunta nel modo seguente:

  • A Rh D positivo (A+)
  • A Rh D negativo (A-)
  • B Rh D positivo (B+)
  • B Rh D negativo (B-)
  • 0 Rh D positivo (0+)
  • 0 Rh D negativo (0-)
  • AB Rh D positivo (AB+)
  • AB Rh D negativo (AB-)

Di conseguenza, in cosa consiste la compatibilità fra gruppi sanguigni di cui si sente spesso parlare? Il nostro sistema immunitario reagisce alla presenza di sangue che non viene riconosciuto come parte del nostro organismo. In altre parole, la produzione di anticorpi possono legarsi a particolari antigeni, la cui reazione rischia di causare un fenomeno di distruzione dei globuli rossi per agglutinazione. Comprendere la natura della classificazione ematica, dunque, è il primo step utile per evitare una tale problematica nei soggetti coinvolti quotidianamente nelle trasfusioni.

Gruppo sanguigno: donazione e natura degli anticorpi

In linea generale, è importante rilevare che una persona il cui sangue appartiene al gruppo A sviluppa anticorpi che combattono le proteine del gruppo B, mentre un soggetto del gruppo B presenta anticorpi che reagiscono negativamente contro le proteine del gruppo A. In caso di individui di gruppo 0, sono presenti anticorpi ematici sia A che B, con la conseguente necessità di ricevere sangue soltanto da persone dotate allo stesso modo di gruppo 0. Un individuo del gruppo AB invece – che ha entrambe le proteine antigeniche- non fabbricherà degli anticorpi poiché se lo facesse distruggerebbe i propri globuli rossi.

Sintetizzando, il paziente può ricevere:

Se appartiene al gruppo A sia da donatori provvisti di gruppo A che 0
Se appartiene al gruppo B sia da donatori provvisti di gruppo B che 0
Se appartiene a AB sia da donatori del gruppo A, B, AB e 0
Se appartiene a 0 solo da donatori provvisti di gruppo 0.

I gruppi sanguigni in gravidanza

I gruppi sanguigni caratterizzano in maniera unica ed irripetibile l’essere umano nella sua specificità: trattandosi di elementi che affondano le proprie radici nella conformazione genetica dell’individuo, essi intrattengono anche un rapporto privilegiato nella fase di gravidanza. In alcune situazioni, il feto può avere un gruppo diverso da quello materno, con la conseguente presenza nella donna di anticorpi contro i globuli rossi del bambino che porta in grembo. In tali situazioni, il rischio che corre il feto è quello di sviluppare malattie emolitiche; la condizione medica viene definita dai professionisti del settore eritroblastosi fetale e deve essere monitorata fin dalle prime fasi di gravidanza.